Il Dott. Domenico Curci, ortopedico pediatrico presso l’IRCCS Ospedale Galeazzi – Sant’Ambrogio di Milano, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, affronta il tema del piede piatto nei bambini, una preoccupazione comune per i genitori.
Il piede piatto nei bambini è una preoccupazione comune per i genitori, ma spesso si tratta di una condizione fisiologica che si risolve spontaneamente con la crescita e non impedisce una vita normale, consentendo ai bambini di correre, saltare e fare sport. Tuttavia, in alcuni casi, è necessario intervenire entro una certa età. La causa del piede piatto è fondamentale per determinare il trattamento, rendendo essenziale una prima valutazione del pediatra, che potrà indirizzare a un ortopedico pediatrico per un inquadramento più approfondito.
Il piede piatto si manifesta con l’appiattimento della volta plantare e talvolta con una rotazione interna del retropiede (valgismo). Spesso viene notato dai genitori quando il bambino lascia un’orma piatta sulla sabbia. È importante distinguere tra diverse forme, come il piede piatto idiopatico (spesso legato alla familiarità), il piede piatto rigido (dovuto ad anomalie ossee) e quello causato da malattie neuromuscolari o traumi.
Nella maggioranza dei casi, il piede piatto è fisiologico e non richiede trattamenti invasivi come plantari o scarpe specifiche, e la chirurgia è necessaria solo nel 2% dei casi. È importante sottolineare che il piede piatto fisiologico non limita le attività quotidiane dei bambini.
Un fattore da considerare è il peso: obesità e sovrappeso possono favorire la manifestazione del piede piatto e rendere più difficile la sua risoluzione. In questi casi, è prioritario agire sul controllo del peso prima di considerare trattamenti per la deformità del piede.
I trattamenti conservativi, come i plantari, possono correggere il problema e alleviare il dolore, ma non curano la causa. La chirurgia rappresenta la vera risoluzione nei casi patologici, come il piede pronato valgo doloroso, e viene preferibilmente eseguita tra i 10 e i 13/14 anni, quando il piede è ancora malleabile, permettendo interventi mininvasivi.
Sebbene le complicanze chirurgiche siano rare (circa il 2,7%), possono verificarsi intolleranze alla vite impiantata. In situazioni più semplici, esercizi propriocettivi possono aiutare a ri-educare l’appoggio del piede e rinforzare la muscolatura, permettendo ai bambini di riprendere una vita normale e sportiva senza necessità di supporti specifici.
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